Il re è morto, VIVA IL RE

Porsche 991 911

Porsche 991 911

L'espansione del turbo

Da ormai oltre mezzo secolo, la Porsche 911 rappresenta il perfetto punto d’incontro tra prestazioni e possibilità di utilizzo nel mondo reale. Le varie declinazioni che vengono poi offerte pensando a quei clienti che esigono maggiore enfasi sul lato più sportivo della leggenda di Stoccarda sono affinate con ogni generazione, alzando incredibilmente quell’asticella che ogni volta che viene presentato un nuovo modello sposta il benchmark di riferimento per tutti i competitors. Ad oggi, a prescindere dallo zoccolo duro di affezionati al brand reso anche tale da un listino sempre più fitto, con infinite possibilità di personalizzazioni in fase di configurazione e soprattutto al momento del post-vendita, Porsche rappresenta la risposta ideale per qualsiasi tipo di guidatore, che sia un tranquillo amatore a caccia di curve, o il pilota professionista che non intende rinunciare ad una sana dose di adrenalina, anche quando si trova lontano dai cordoli.
Ogni generazione porta con sé sostanziali innovazioni, spesso mutuate dal proficuo impegno nel motorsport, mantenendo quella classica linea a cuneo che rende la silhouette della 911 riconoscibile in mezzo a mille. Ciò che non è mai mutato nel corso dei decenni è la singolare posizione del motore, posizionato a sbalzo e quindi oltre l’asse posteriore. Che si tratti poi di un modello con trazione solamente dietro o integrale, il feeling di guida offerta da una Porsche 911 è unico nel campo delle auto sportive, senza contare che già a partire con la serie 996 – prodotta dal 1998 al 2004 – l’aerodinamica è stata sviluppata a tal punto da eliminare quel tipico beccheggio che intimidiva ad elevate velocità, al volante delle generazioni precedenti. Il turning point sul quale vogliamo concentrare la nostra attenzione riguarda però la serie 991, quella che forse più di ogni altra ha segnato una svolta epocale nel mondo della 911, ovvero il passaggio dal motore aspirato a turbocompresso avvenuto con il restyling, che rende la 991.1 e la 991.2 radicalmente differenti tra loro.
Introdotta nel 2011, la 991.1 aumenta le proprie dimensioni e porta con sé la maturità estetica e ingegneristica sviluppata con la fortunata 997. Il lavoro svolto dai designer è sottile, ma ingloba alla perfezione un comparto meccanico che porta la 991 a incarnare lo spirito definitivo di un’auto sportiva non soltanto più prestazionale, ma addirittura più semplice da guidare. Con potenze che partono da 350 cavalli per la Carrera alla base del listino e che salgono a 400 per la Carrera S, la 991.1 fornisce la base ideale per differenziare il proprio affollato listino e arricchire la line-up con gli altri allestimenti, che nella versione Turbo e Turbo S arrivano addirittura a 520 e 560 cavalli.

A spingere la sportiva per antonomasia abbiamo l’iconico flat-six naturalmente aspirato, un 3.8 ormai praticamente perfetto, elastico e morbido quanto basti per consentire di utilizzare la 911 in qualsiasi situazione, eppure reattivo e maledettamente godurioso nella sua corsa sfrenata verso la linea rossa, emettendo quell’inconfondibile latrato che fa venire la pelle d’oca e crea autentica dipendenza.
Il peso contenuto e un telaio ultraterreno la rendono poi inafferrabile tra le curve, senza contare che nelle varianti GTS i feedback si fanno ancora più vivi, il tutto a vantaggio di un’esperienza di guida della quale non si potrà più fare a meno.

Quando si ha a che fare con un motore di questo tipo e con una clientela esigente come quella Porsche, la precisione e la dedizione di Capristo entrano in gioco in maniera ancora più sostanziale. L’obiettivo prefissato è infatti quello di aumentare il volume, assicurandosi però di mantenere invariata quella tonalità che rende una 911 distinguibile anche a chilometri di distanza. Incrementare senza snaturare, accentuare l’attenzione sui decibel in uscita, senza però perdere quella caratteristica adatta a una convivenza quotidiana, da sempre uno tra i punti di forza di Porsche, come di Capristo.
Il risultato è un impianto in acciaio inox 309, lucidato a mano e composto da un terminale silenziato ammortizzato e dotato di valvole a comando pneumatico, dove i terminali in inox sono lucidati a specchio. Dopo aver portato a termine con successo la sfida di donare un sound ancora più corposo alla 991.1, Porsche spiazza clienti, appassionati e addetti ai lavori e nel 2015 svela la 991.2
Esteticamente differente per piccoli particolari, localizzati soprattutto all’interno e nella zona posteriore, nessun restyling è mai stato profondamente portatore di cambiamenti quanto quello della serie 991. Se infatti prima la Porsche 911 Turbo era la Carrera più performante prima di passare alla serie GT, adesso tutte le 911 sono equipaggiate con motori turbocompressi da 3-litri e con potenze che partono da 370 cavalli per la Carrera e da ben 420 cv per la Carrera S. Il punto è che non si tratta soltanto di un notevole aumento di potenza, ma di tutto un altro approccio alla guida. La linea rossa arriva prima, il sound si fa più ovattato, più artificiale e nonostante lo scarico sportivo offerto da Porsche, raggiungere il limitatore non sembra più emozionante come prima.

Occorre un po’ di tempo per accettare il fatto che le cose stessero cambiando in tutto il panorama automobilistico. Il downsizing, la sempre più stringente stretta sulle emissioni, i costi di progettazione e la declinazione sugli altri modelli del brand, sono tutte possibili cause che hanno portato una vettura leggendaria come la Porsche 911 a subire un cambiamento così radicale e profondo, che la segna nell’anima, ma che promette ugualmente di restare in cima alla catena alimentare delle auto sportive.
Del resto basta mettersi al volante per rendersi conto che la 991.2 non è un passo indietro, bensì un passo avanti rispetto alla serie precedente. Un sopravanzare progettuale – non necessariamente in termini di valore assoluto – poiché le scelte più o meno obbligate si concentrano in quel 3.0 cc che si dimostra sin da subito l’innesco che porta la 911 ad avere prestazioni da autentica supercar. Figuriamoci quindi la Turbo che arriva ad erogare addirittura 581 cv. Adesso che la parola Turbo è finita per far parte del vocabolario di ogni singola variante di 911 Carrera e che alla prova dei fatti ci si trovi di fronte ad una vettura altamente performante, utilizzabile 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno, non restava altro da fare che risolvere quel piccolo difetto – se così possiamo definirlo – causato
dal fatto che i 6 cilindri abbiano a che fare con una turbina che se da un lato garantisce una migliore accelerazione e consumi ed emissioni ridotte, smorza la voce ai bassi e soprattutto agli alti.

Se cercavamo una sfida, con la 991.2 l’abbiamo trovata e nella migliore tradizione Capristo, offrire un impianto aftermarket avrebbe significato essere in grado di rispolverare quel sound che per decenni ha rappresentato la colonna sonora di Porsche e applicarlo sul nuovo motore. Non ci saremmo fermati al primo risultato positivo, perché come ripetiamo spesso il suono di un’auto sportiva è qualcosa di emozionale, un aspetto che deve toccarti dentro e smuovere qualcosa. Avendo a che fare con una leggenda dell’automobile, il nostro compito si è rivelato ancora più delicato del solito.

Il risultato è stato altamente soddisfacente e grazie ad un impianto in acciaio inox 309, eventualmente provvisto di catalizzatori 200 celle e lucidato a mano e con terminale silenziato con valvole a comando pneumatico, siamo riusciti a smussare quello spigolo che sembrava rendere la 991.2 una sfida impossibile. Grazie ad un prodotto realizzato mediante progettazione CAD che riproducesse gli ingombri originali, il nostro impianto di scarico è in grado di arricchire il sound emesso dal motore turbocompresso, riportando al centro dell’esperienza di guida il grido del 6 cilindri che aumenta la propria intensità con il salire del numero dei giri, in perfetto stile 911. Mai come in questo caso un intervento aftermarket si rivela cruciale nel valorizzare un modello che incarna lo spirito evolutivo di un brand costantemente rivolto al futuro ed il fatto di essere riusciti a soddisfare le richieste di una platea preparata ed esigente come quella in oggetto è la ricompensa migliore per il duro lavoro svolto su un modello epocale come questo.

Testo di: Auto Class Magazine
Foto di: Stefano Lelli

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